Indro – L’uomo che scriveva sull’acqua – Di Pierfranco Allegri

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A Roma, nel cimitero acattolico, si trova, ben curata da ammiratori e guardiani, la tomba del poeta Keats, morto venticinquenne. E sulla lapide, alla fine di un breve epitaffio, una dedica famosissima: “Qui giace l’uomo il cui nome fu scritto sull’acqua.”

A poche centinaia di chilometri dalla capitale, in un paesino della Toscana rurale di nome Fucecchio, riposa il suo cittadino più famoso: il giornalista e storiografo Indro Montanelli, “l’uomo che scriveva sull’acqua”.

Uomo chiave del ‘900 italiano, Montanelli ha avuto una vita che scorreva in direzioni apparentemente opposte: dapprima fiero sostenitore del fascismo, poi feroce detrattore a seguito della campagna in Africa, a cui segue il rapporto tira e molla col “Corriere della Sera”, di cui per anni sarà la prima penna, i movimenti del ‘68 e l’attentato delle Brigate Rosse, la nascita del “Giornale” e l’ombra del berlusconismo, fino alla ultima avventura corsara della “Voce”, il tutto sulla cornice di una profonda depressione che ne segnerà l’esistenza.

Icona del giornalismo d’inchiesta, col borsalino, il dolcevita e l’indimenticabile Lettera 32 sulle ginocchia, Montanelli è il protagonista di questo sentito docufilm diretto dal giovane Samuele Rossi. Come l’acqua del titolo, il film non è mai fermo, ma alterna testimonianze vive e reali di chi lo ha conosciuto in vita (tra cui i giornalisti Tiziana Abate e Marco Travaglio e il caporedattore Paolo Mieli) a una dimensione metateatrale: in uno spazio vuoto e buio, illuminato fiocamente, l’unica cosa distinguibile è la scrivania e la macchina di Indro, le uniche certezze di un uomo mai certo.

La parte (o meglio le parti) del giornalista toscano sono interpretate da Domenico Diele, giovane, e Roberto Herlitzka, vecchio, che recitano brani tratti dagli articoli di Montanelli stesso, viaggiando con la forza della voce e delle parole nel mare della storia dell’Italia di oggi e di ieri, ma sempre amata dal giornalista.

Una personalità forte si evince da questo film, geloso delle sue libertà e fiero delle sue contraddizioni, affascinante e istrionica, ma anche fragile e sensibile, che sarà il padre di un’idea di giornalismo pura e irrinunciabile: uno spettatore della storia.

Il film è disponibile su SkyArte e a breve nei cinema.

Pierfranco Allegri – Scuola Holden

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