The Wolfpack – di Emanuele Stalla

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Anno: 2015 – Durata: 90’ – Regia: Crystal Moselle

Se ora penso a The Wolfpack mi viene in mente quella vecchia canzone dei Baltimora, Tarzan Boy, la scelta più azzeccata del film. Il gruppo milanese negli anni ottanta scrisse il pezzo, oggi Crystal Moselle lo riesuma dalle vecchie audiocassette per raccontare la sua incredibile storia. Il risultato è strepitoso. In quella canzone e in quel testo c’è tutta l’essenza di The Wolfpack.

Crystal Moselle è la giovane documentarista newyorkese che racconta l’incredibile infanzia dei sette fratelli Angulo. Costretti dal padre Inca a crescere segregati tra le mura domestiche in un appartamento nel Lower East Side di Manhattan, affinché non entrino in contatto con la civiltà, i ragazzini trascorrono la maggior parte del tempo a osservare il mondo esterno attraverso i film che poi emulano nel gioco. La regista è venuta a conoscenza di questa storia per caso ed è riuscita a conquistarsi la fiducia dei fratelli che per la prima volta si confidano con qualcuno e diventano i veri attori di un film di realtà di successo, The Wolfpack. La ricostruzione della loro infanzia è resa possibile grazie al vasto archivio di ore di girato che è stato filmato nel passato dai ragazzi stessi.

Viene a un certo punto anche data piena libertà di parola a Oscar, il capofamiglia alcolizzato, che però dal canto suo ha agito in buonafede. I fratelli usciranno nel mondo reale andando anche al cinema, in un cinema vero, per la prima volta. Ogni cosa che vedranno sarà immediatamente paragonata a una scena di un qualche film.

Chiunque altro in una condizione simile, sarebbe impazzito. La forza di questa storia risiede nel fatto che i sette fratelli reagiscono alla prigionia grazie a una grande solidarietà ma anche grazie a una particolare ironia che li rende capaci di sdrammatizzare quella realtà tanto odiosa.
La fotografia di The Wolfpack è molto grezza, più reportagistica che cinematografica. Tolto questo, si tratta di un film di realtà tanto straordinario, avvincente, e così potente che sembra finto.

Emanuele Stalla | Filmmaker

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