The Nightmare – DI Pierfranco Allegri

Videodrome - Scuola Holden

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Immagina. Ti sei appena steso a letto quando uno strano formicolio comincia a salirti dai piedi. Capisci che qualcosa non funziona quando, tentando di cambiare posizione, scopri di non riuscire a muoverti, il tuo corpo non risponde agli impulsi impartiti dal tuo cervello. Vieni presto preso dal panico, e la situazione non migliora perché “qualcosa” si sta avvicinando al tuo letto. Magari non lo vedi nemmeno, ma sai che è lì, con te, lo senti respirare, stendersi vicino a te, accarezzarti i capelli. Fai di tutto per cercare di muoverti e quando finalmente ci riesci, scopri che stavi dormendo, e che sei nel tuo letto. Era un sogno, quindi? No, è un disturbo reale.

La paralisi ipnagogica, o paralisi del sonno, è un disturbo molto comune che ha luogo poco prima di addormentarsi o prima di svegliarsi. Le “vittime” per così dire, si ritrovano impossibilitate a muoversi, fanno fatica a respirare e in casi estremi percepiscono delle presenze vicino a loro, familiari o sconosciute. Inquietante, non è vero? Pensate inoltre che non vi è una causa principale, succede e basta, a chiunque e ne soffre il 45% della popolazione.

Il regista Rodney Ascher, già regista del fortunato e interessantissimo Room 237, film documentario sui numerosi messaggi subliminali nascosti da Kubrik nel film Shining, tenta di esplorare l’argomento nel suo ultimo film, The Nightmare, già presentato, con un discreto successo, all’ultima edizione del Sundance Film Festival. Il regista ha scelto di parlare di questo disturbo in quanto sofferente fin dall’infanzia, selezionando diversi partecipanti, otto in totale, che soffrono anch’essi di questa “malattia”.

I soggetti sono quindi intervistati dallo stesso regista e raccontano le loro personali esperienze, dall’infanzia fino alla maturità, il loro approccio e il loro tentativo di convivere con le paralisi nella vita di tutti i giorni. Le esperienze vengono poi ricreate, su set predisposti, da attori professionisti e attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali, per ricreare al meglio anche gli episodi più psichedelici.

Il risultato, estremamente affascinante, mostra come ci siano schemi precisi ed elementi ricorrenti per tutti i soggetti: dalle fasi del sonno, alle visioni e ai rumori, il regista comprende che il fenomeno, inteso su larga scala, è lo stesso ma al contempo personalissimo per tutte le persone che ne soffrono. Analizzando inoltre la questione culturale e folkloristica, si denota che tutte le culture del mondo, dalle primitive alle moderne, convivono con questo problema, trasportandolo a volte in sfere religiose o magiche. Anche il cinema ha riutilizzato questo disturbo, soprattutto nell’horror, dal caposaldo dell’horror Nightmare di Wes Craven, al più recente e ottimo Insidious di James Wang.

Il film, che supera gli stilemi del documentario classico senza abbandonarli, si mostra come un prodotto originalissimo e convincente, capace di alternare con maestria momenti di terrore e narrazione scientifico­-analitica, fra composizione reale e meta­-cinematografica, regalando un’esperienza coinvolgente e nuova.

Pierfranco Allegri, Scuola Holden

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