I Ricordi del Fiume – di EMANUELE STALLA

SOTTOCCHIO

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I fratelli De Serio ritraggono con mera oggettività una realtà scomoda, spesso manipolata da strumentalizzazioni e giudizi di superficie. I registi torinesi hanno varcato la soglia del Platz, addentrandosi in una delle baraccopoli più grandi d’Europa. Qui, sulle rive dello Stura, ci raccontano le vite intrecciate di una comunità di rom. Ciò che ne esce, è tutto un mondo; un’ordinarietà scandita da doveri e sacrifici. Fatta di riti, credenze, aneddoti… colma di umanità. Il film è stato presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2015.
Nel susseguirsi delle stagioni, viene descritto il lento processo di smantellamento del campo e l’esodo dei suoi abitanti. I Ricordi del Fiume racconta ciò che gli articoli di giornale e la politica non possono che riportare su di un trafiletto o in una dichiarazione. Il documentario è meditativo, personifica, dà un volto e un nome alle persone, concedendogli la giusta importanza. Si ha tutto il tempo per fruire di una realtà così com’è, osservandola (quasi) direttamente, con l’influenza della cinepresa ridotta al minimo. Il film ci lascia totale libertà di giudizio, ma di un giudizio più consapevole, umano, pacato.
Da subito, sin dalle prime scene di intima quotidianità, è inevitabile non entrare in empatia con le persone sullo schermo. Empatia destinata a maturare con l’evolversi delle vicende, tanto che si arriva a percepire bene quell’autentico disagio di fronte all’arrivo delle ruspe.
Dietro al documentario, da parte degli autori, c’è stato un notevole studio e un accurato lavoro di ricerca, oltre ad una trasferta in Romania. Nella versione più asciutta, quella da 96’, la narrazione segue un ritmo piacevolmente organizzato. La macchina da presa è sempre a mano, a tratti mossa, sporca, adatta a quel contesto di lamiere e di fango, di precarietà ed incertezze.

Emanuele Stalla, Filmmaker

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