I RICORDI DEL FIUME – DI MATTIA VENTURI

Videodrome - Scuola Holden

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Il Platz è, o meglio era, una delle baraccopoli più grandi d’Europa, che sorge lungo le sponde del fiume Stura, a nord di Torino. Una città nella città che oggi esiste solo in questo film dei fratelli De Serio. Ed è proprio questo il motore che spinge il loro progetto: gettare un ultimo sguardo su quel mondo svanito.

“L’idea è nata quando abbiamo saputo del progetto del comune di Torino di smantellare il campo Rom di Lungo Stura Lazio, il Platz, come lo chiamavano gli abitanti” – dice Gianluca alla presentazione del film – “C’erano Rom rumeni, ungheresi e anche italiani. La nostra volontà è stata quella di salvare questo luogo e conservarlo nella memoria di tutti”.

I De Serio, e noi con loro, entrano in questa realtà seguendo i passi di un ragazzino che si aggira tra le baracche, e tutto quello che fanno per la successiva ora e quaranta è ritrarre la quotidianità di queste persone tra pasti, preghiere e racconti del “mondo di fuori”. Storie di piccoli furti, case perse e case ritrovate, persone di cui sentiamo la voce unicamente al telefono, perché non usciamo mai dal Platz, separato da Torino solo dalla tangenziale, ma comunque lontano anni luce. Le uniche occasioni che abbiamo di vedere il mondo fuori è quando seguiamo i passi dei bambini mentre vanno a scuola o quelli di chi ce la fa e trova una casa, in questo processo di smantellamento.

La camera dei De Serio si muove in silenzio per le vie, entra nelle case, e segue la quotidianità dei protagonisti senza nessuna intenzione ideologica, né interazione con gli abitanti. Questa sembra essere la vera cifra stilistica dei registi, ottenuta grazie a una convivenza di un anno e mezzo, periodo che ha permesso alla troupe di entrare in punta di piedi nella vita del Platz e costruire insieme questo documentario che si presenta esteticamente con immagini forti per i contenuti ed elegante per la forma. Il labirinto nel quale si perde lo spettatore è duplice: quello delle baracche e quello delle tante storie che vengono raccontate. Il film risulta dunque un grande affresco raffigurante tante persone, troppe per conoscerle abbastanza bene da appassionarci fino in fondo alle loro vicende, e lascia alla fine, anche a causa dell’enorme quantità di immagini che i media trasmettono su realtà come queste, un po’ indifferenti, come il fiume Stura che intanto continua a scorrere.

Mattia Venturi, Scuola Holden

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