La distribuzione del documentario nel sistema cinema toscano – di Camilla Toschi

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L’educazione affettiva di Sugar Man
di Camilla Toschi

In Toscana tutto è cominciato con un piccolo grande film su un musicista folk semi sconosciuto che nonostante l’Oscar guadagnato nel 2013, non aveva attirato particolare attenzione: Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul è stato infatti scelto come film di lancio della nuova sala Spazio Alfieri di Firenze dove, al di là di ogni aspettativa, è rimasto in programmazione per quattro mesi, con incassi incoraggianti e circa 4000 biglietti staccati. Un successo interamente dovuto a una giusta promozione e a un’attenta multiprogrammazione. Il caso “Sugar Man all’Alfieri” ha dato inopinatamente il via al primo tentativo di circuitazione regionale andando avanti fino all’estate successiva. Ma non tutti i film riescono a seguire questo percorso; la musica, tema trasversale che da sempre è in grado di parlare a tutti, ha spinto infatti le istituzioni e le associazioni di categoria a provare a lavorare insieme per l’uscita di Sugar Man in sala. Al di là di Sugar Man, il pubblico fiorentino si era già confrontato con il progetto Cinemadhoc, una rassegna itinerante sostenuta dalla Regione Toscana in accordo con gli esercenti, che quest’anno ha concluso la sua terza edizione e ha portato nelle sale fiorentine, con cadenza settimanale, oltre cinquanta documentari alla presenza dei registi. Inoltre, essendo Firenze anche la sede del Festival dei Popoli – festival internazionale del film documentario tra i più prestigiosi al mondo che quest’anno compie 56 anni di attività – possiamo dire che il contesto fiorentino è un terreno fertile per la distribuzione del documentario. Ma cosa dire invece della regione? Come nel resto d’Italia, il sistema distributivo in Toscana sta subendo rapide trasformazioni e non solo, come spesso dichiarato, a causa dell’avvento del digitale, ma perché è in corso un vero e proprio cambiamento epocale. La tv via cavo, il web, la pirateria e quindi la crisi della sala tradizionale sono elementi imprescindibili con cui fare i conti e da cui ripartire. I numeri del 2014 parlano chiaro: si va sempre meno al cinema e allo stesso tempo aumentano le produzioni a basso budget; si devono quindi individuare i titoli più meritevoli e che possano funzionare in sala, tutto questo con poche risorse e poco margine nei palinsesti. La crisi della sala tradizionale è evidente ed è necessario ripensare le regole e le modalità della distribuzione; marketing e promozione sono senz’altro un passaggio fondamentale per il recupero e il rilancio del cinema, in particolare per il documentario. Del resto il pubblico toscano ha sempre potuto contare sul lavoro egregio di esercenti coraggiosi: citiamo, tra gli altri, l’Arsenale di Pisa, la Fondazione Stensen di Firenze, il Cinema Comunale Pietrasanta e il Cinema Garibaldi di Poggibonsi. I partner del sistema toscano sono diversi: da un lato l’istituzione, cioè la Regione Toscana con Quelli della Compagnia, che tiene le fila dei progetti Imperdibili e Cinemadhoc e lavora a stretto contatto con i festival del territorio; dall’altro le associazioni di categoria, i distributori e naturalmente gli esercenti. Tutti attori attivi, che hanno alle spalle storie diverse e che stanno imparando a lavorare insieme. Sappiamo quanto le regole del mercato siano dure, per questo dal 2014 Quelli della Compagnia lavora al progetto Imperdibili, un listino alternativo, ideato con le agenzie locali di distribuzione che propone, dalla terza, quarta settimana di uscita, titoli di documentari e di film di finzione a prezzi vantaggiosi per gli esercenti, senza minimi garantiti nella maggior parte dei casi. Gli esercenti che aderiscono al progetto, e che dimostrano di lavorare attivamente alla promozione, ricevono un riconoscimento economico a fine anno dalla Regione. Fondamentale poi la selezione dei film, e da qui è giusto partire per analizzare lo stato dell’arte. Il 2014 ha visto alcuni casi interessanti che ben si prestano alle nostre considerazioni. Spesso un film documentario comincia il suo percorso partendo dai grandi festival. Nel 2014, a Cannes abbiamo visto Il Sale della Terra di Wim Wenders, e a Venezia il secondo film di Joshua Oppenheimer, The Look of Silence. Entrambi hanno vinto premi importanti e avuto una buona copertura stampa, ma con due percorsi distributivi diversi: il film di Wenders è stato lanciato nello stesso anno anche al Festival di Roma alla presenza del regista ed è poi uscito in sala per restarci quasi tutta la stagione; quello di Oppenheimer ha avuto una presenza iniziale importante per venire smontato dagli esercenti quasi subito con grande stupore dei cinefili che ne avevano riconosciuto il valore. Ma come è andata in Toscana? Il primo è uscito in una sala d’essai di quartiere (lo storico cinema Portico) con pubblico affezionato, ed è rimasto in programmazione per oltre due mesi; il secondo invece nel “Circuito Cinema”, dove ha resistito per appena 2 settimane. È vero che il film del maestro del cinema tedesco è più “facile” e tratta temi più trasversali ma, a nostro avviso, ha anche puntato su una strada distributiva (forse più tortuosa ma senz’altro a lungo termine) di maggior remunerazione. La situazione non cambia nel caso di titoli italiani, come dimostra il caso di due film che hanno avuto due percorsi distributivi diversi e che sono stati presentati rispettivamente al Festival dei Popoli e al Festival di Roma. Federico Bondi e Clemente Bicocchi hanno presentato al FdP Educazione Affettiva nel novembre del 2013. Nel gennaio del 2015 il film è uscito in sala a Firenze inizialmente con una tenitura di appena una settimana; al di là di ogni aspettativa, al momento in cui scriviamo, maggio 2015, il film è ancora in programmazione. Altro film, altra storia: Roma Termini di Bartolomeo Pampaloni, giovane regista emergente. Il film è stato presentato al Festival di Roma nel 2014 nella sezione “Prospettive Italia” e al momento non ha una distribuzione italiana, conta solo sulle forze del regista. A Firenze arriva in sala grazie al progetto Cinemadhoc – al Cinema Fulgor – e ottiene un grande successo di pubblico, tuttavia non riesce a raggiungere la distribuzione regionale d’essai, troppo difficile senza una promozione adeguata, forse risucchiato da un festival troppo grande per offrire la giusta visibilità. Certo è che entrambi i titoli affrontano temi non facili: la storia di un modello educativo nato in una scuola elementare di Firenze da una parte, e i senzatetto di Roma Termini dall’altra. Ma perché Educazione Affettiva ha funzionato? Perché è stato accompagnato, partendo dalle realtà del territorio, coinvolgendo il pubblico con frequenti dibattiti in sala e lavorando bene sulla stampa locale, un lavoro di gruppo capillare che, a partire dalla distribuzione LoScrittoio fino al circuito Imperdibili e agli esercenti, ha dato i suoi frutti. Visti gli esempi viene naturale una considerazione: non tutto il cinema è adatto alla sala, la digitalizzazione ha aperto il mercato di distribuzione potenzialmente a infiniti progetti, basta una telecamera, il famoso cellulare, per realizzare un film e ancora più un documentario, ma i tempi e la competizione della rete e della Tv via cavo diventano ogni giorno di più limiti importanti. Le sale continuano a essere esercizi commerciali, è fondamentale per il bene comune investire nella diffusione della cultura cinematografica, ma è altrettanto importante riconoscere i limiti o meglio, le peculiarità, del prodotto audiovisivo; quindi ben venga la rete di impresa, i contributi pubblici e la promozione ragionata, ma se un titolo non è adatto alla sala non funzionerà comunque. La ricetta giusta ancora non ce l’abbiamo; quello che è certo – in attesa di una nuova sala interamente dedicata al documentario che aprirà i battenti nel 2016 a Firenze – è che, per far funzionare un documentario va scelta la sala giusta e la giusta strategia promozionale e che, se il sistema funziona, i film sono visti e continuano a vivere. Non tutti i film hanno senso in sala, alcuni, anche se fanno incetta di premi, semplicemente non sono adatti a questo mercato e possono ricevere maggiore soddisfazione attraverso altri canali distributivi.

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